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L'arte rende visibile ciò che non sempre lo è

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Recentemente è apparso sul quotidiano Libertà un articolo, a firma di Paolo Rizzi, in cui l’autore si interroga su come l’arte possa contribuire allo sviluppo della nostra città. Qual è la tua idea? Posta un commento

"Come l'arte può contribuire alla sviluppo di Piacenza" di Paolo Rizzi

Articolo apparso sul quotidiano "Libertà" del 6 luglio 2009.

 

Inutile. Il prodotto artistico è difficilmente definibile secondo i parametri usuali dell'economia. Oltre all'originalità ed all'unicità, che sono contenuti oggi ricercati anche per i beni di consumo secondo le strategie più attuali del marketing, il bene artistico ha infatti questa componente di inutilità che lo rende un prodotto simbolico, "semioforo" ovvero portatore di significati.

Anche in questo tempo di crisi economica mondiale, in cui l'austerità e la difesa dell'occupazione diventano prioritari, ha allora senso parlare delle opere degli artisti? Forse sì, perché i beni artistici sono portatori di nuove idee, creatività, innovazione.

Anzi, proprio perché stiamo vivendo una crisi durissima, per certi versi nuova perché globale e trasversale a tutti i settori economici, l'attenzione all'arte è importante perché stimola a consumi "diversi", che fanno pensare, che provocano. Secondo lo studioso dell'economia della cultura Luigi Sacco, le opere d'arte sono "dispositivi di senso" che ci fanno cambiare punto di vista, occasioni per capire il mondo e noi stessi.

Nel recente convegno su arte e territorio, tenuto al castello di San Pietro in Cerro con i master dell'Università Cattolica, si è discusso del contributo che l'arte può offrire alle persone, alle imprese, allo sviluppo locale. Il proprietario del castello Franco Spaggiari, che ha attivato dal 2001 un eccezionale museo di arte contemporanea nelle sale del maniero medievale, il MIM Museum in Motion (780 opere di cui 180 esposte), ha spiegato il suo interesse per l'arte attraverso la metafora della curiosità, la capacità di lasciarsi sorprendere, di cambiare prospettiva.

Secondo Spaggiari, l'arte aiuta a "riconoscere l'anima nelle cose" e quindi diventa un interessante mezzo di conoscenza e innovazione. Come ha concluso l'artista piacentino William Xerra "i pittori sono stati i soli che ci hanno fornito una conoscenza che l'occhio non può vedere".

Nel convegno è emerso anche il grande cambiamento della public art degli ultimi decenni, in cui l'opera artistica da monumentale e decorativa diventa evento site-specific, proponendo problemi sociali e riflessione collettiva, riportando il cittadino al centro dell'opera. Soprattutto l'arte da nuovi significati ai luoghi.

Ancora può diventare mezzo di promozione e sviluppo, in particolare nel caso dei distretti culturali, che fanno della storia e dell'arte un fattore di attrazione e identificazione territoriale. Sia che si parli di opere storiche, come un castello medievale, deposito di memoria, sia che si parli di arte contemporanea, prospettiva sul futuro.

Allo stesso modo i distretti creativi, che concentrano in quartieri e città i lavoratori delle nuove tecnologie e dell'arte, possono rappresentare forme nuove di economia, capaci di rilanciare zone depresse, riqualificare aree urbane decadute, stimolare nuovi percorsi di sviluppo territoriale.

L'esempio del MIM per Piacenza è molto interessante, perché non rappresenta solo un opera di mecenatismo intelligente, ma punta a valorizzare i giovani artisti emergenti, che lasciano al museo dopo ogni esposizione, una propria opera, pensata per quella specifica collocazione.

Ancora nel Museum in Motion è presente una bellissima sala dedicata ai nostri artisti, in cui emerge anche la qualità della cosiddetta scuola piacentina, da Cassinari a Foppiani, da Cinello a Armodio, da Grassi a Xerra. Un mix sapiente di storia e modernità che si connette al progetto Terre Traverse, associazione di comuni e imprese dell'area che va da Fiorenzuola al Po, per valorizzare le emergenze artistiche e produttive di una zona altrimenti incapace di esprimere la propria identità territoriale.

Dovremo allora ripensare anche alle politiche culturali locali, considerando questi strani rapporti tra arte e territorio.

In una città come Piacenza, molto ricca di eventi e proposte culturali, ma dove forse l'attenzione all'arte contemporanea è stata incostante, senza una strategia condivisa, come dimostra l'assenza ad oggi di un "luogo" deputato, di un contenitore specifico e attraente.

Insomma l'arte può davvero essere un medium per ripensare anche a come promuoviamo Piacenza e la sua cultura. Perché "l'arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è" (Paul Klee).

 

...E tu cosa ne pensi ?

 

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